La trasformazione più significativa introdotta dalla digitalizzazione del campo di battaglia non consiste nella sola disponibilità di una maggiore quantità di informazioni, ma nella progressiva compressione dell’intervallo tra rilevazione, interpretazione, decisione e azione. In questa prospettiva, il paradigma Sensor-to-Decision rappresenta un’evoluzione del tradizionale modello Sensor-to-Shooter: il vantaggio operativo non deriva più esclusivamente dalla capacità di individuare e ingaggiare un obiettivo, ma dalla possibilità di integrare in modo persistente sensori, reti di comunicazione, sistemi di elaborazione, capacità di fusione informativa, analisti, decisori e attuatori all’interno di un’architettura coerente di comando e controllo.
Nel paradigma Sensor-to-Decision, invece, la decisione assume una centralità autonoma: il sistema deve essere in grado non soltanto di rilevare un evento, ma di qualificarlo, correlarlo con altre informazioni, valutarne attendibilità e significato operativo e trasferirlo al livello decisionale appropriato. La velocità, pertanto, non può essere considerata separatamente dalla qualità della valutazione.
La dinamica assume particolare rilevanza negli scenari di guerra ibrida e competizione multidominio, nei quali attività cinetiche e non cinetiche possono essere condotte simultaneamente e secondo modalità difficilmente riconducibili a una sequenza lineare di escalation.
Il decisore deve quindi operare in un ambiente caratterizzato da elevata densità informativa, ambiguità, dati eterogenei e crescente pressione temporale. Proprio l’ambiguità rimane sempre di più un obiettivo perseguito.
