Oltre il sabotaggio

Le infrastrutture critiche sottomarine come campo di battaglia cognitivo

Il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel settembre 2022 e i ripetuti incidenti che hanno coinvolto cavi sottomarini di telecomunicazione nel Mar Baltico, nei pressi di Taiwan e nel Mar Rosso hanno portato le infrastrutture critiche sottomarine al centro dei dibattiti sulla sicurezza internazionale. Questi incidenti hanno messo in luce la vulnerabilità delle reti da cui dipendono le società contemporanee, sollevando al contempo interrogativi in merito all’attribuzione, alla responsabilità e alla capacità dei governi di proteggerle.

Le discussioni sulla sicurezza dei fondali marini si concentrano generalmente sulle minacce fisiche: sorveglianza, prevenzione del sabotaggio, capacità di riparazione e ridondanza delle infrastrutture. Sebbene questi aspetti rimangano essenziali, le conseguenze strategiche degli incidenti alle infrastrutture sottomarine possono estendersi ben oltre i danni operativi. Anche quando le interruzioni sono tecnicamente gestibili, l’incertezza sulle loro cause, sull’identità dei responsabili e sulla possibilità di ulteriori incidenti può creare opportunità per esercitare pressioni politiche, inviare segnali strategici e manipolare l’opinione pubblica.

È qui che la seabed warfare si intreccia con la guerra cognitiva, intesa come l’estensione della competizione strategica alla percezione umana, al ragionamento, alla fiducia e al processo decisionale. Particolarmente rilevante nel contesto della competizione al di sotto della soglia del conflitto armato, la guerra cognitiva mira a plasmare il modo in cui vengono interpretate le informazioni e gli eventi, influenzando potenzialmente le percezioni e i comportamenti.

L’obiettivo non è necessariamente la conquista territoriale, ma la modellazione della cognizione e l’interpretazione delle informazioni. Gli incidenti che coinvolgono le infrastrutture sottomarine possono quindi diventare opportunità di influenza strategica, non solo attraverso gli effetti fisici, ma anche attraverso le narrazioni e le interpretazioni che li circondano e le decisioni che ne conseguono.

I cavi sottomarini per le telecomunicazioni trasportano circa il 95% del traffico Internet intercontinentale e supportano transazioni finanziarie quotidiane per un valore di trilioni di dollari. Essi rendono possibili il comando e il controllo militare, la condivisione di informazioni di intelligence, i mercati finanziari, le comunicazioni di emergenza e innumerevoli servizi digitali che sostengono le società contemporanee. Il loro funzionamento ininterrotto è dato talmente per scontato che la loro vulnerabilità di fondo raramente entra nella coscienza pubblica. Oltre a trasmettere dati, i cavi sottomarini sono anche alla base delle aspettative di continuità e affidabilità attorno alle quali governi, mercati e società organizzano le proprie attività. Questa prospettiva aiuta a spiegare perché incidenti fisici relativamente limitati possano generare preoccupazioni strategiche che vanno ben oltre il danno immediato. Le moderne reti di comunicazione presentano una notevole ridondanza e la perdita di un singolo cavo raramente interrompe il collegamento di un intero Paese.

Ciononostante, i singoli incidenti possono rivelare fino a che punto servizi essenziali, percepiti come relativamente sicuri, dipendano da infrastrutture la cui affidabilità è generalmente data per scontata. Possono inoltre sollevare preoccupazioni riguardo alle potenziali conseguenze sistemiche di interruzioni coordinate o su larga scala, portando in primo piano questioni quali la sicurezza nazionale, la resilienza sociale e la protezione delle infrastrutture.

L’interruzione del febbraio 2023 che ha colpito le isole Matsu di Taiwan illustra questa dipendenza. Dopo che entrambi i cavi sottomarini che collegano l’arcipelago all’isola principale di Taiwan sono stati danneggiati, circa 13.000 residenti hanno subito una grave limitazione dell’accesso a Internet per 50 giorni, con conseguenti interruzioni delle attività quotidiane e delle operazioni commerciali. L’incidente ha inoltre suscitato a Taiwan un ampio dibattito sulla resilienza delle comunicazioni, sulla preparazione istituzionale e sulla capacità di mantenere i servizi essenziali durante interruzioni di più ampia portata.

L’affidabilità di queste infrastrutture, solitamente data per scontata, è così diventata una questione concreta di sicurezza pubblica e di preparazione istituzionale. Oltre all’interruzione del servizio, un’ulteriore sfida consiste nel determinare la causa di un incidente e nell’attribuire le responsabilità. I danni possono derivare da incidenti marittimi, guasti tecnici, eventi naturali o interferenze deliberate. L’attribuzione delle responsabilità richiede spesso lunghe indagini che coinvolgono diverse giurisdizioni e si basano su prove tecniche parziali. Durante questo processo, anche prima che siano disponibili prove attendibili, l’attenzione può spostarsi sul fatto che l’interruzione sia stata accidentale o deliberata, su chi possa esserne responsabile e se l’incidente faccia parte di una campagna più ampia. L’incertezza che alimenta queste domande può influenzare i dibattiti politici, complicare le decisioni in materia di sicurezza e plasmare la percezione della vulnerabilità, della competenza governativa e della credibilità delle alleanze.

L’interruzione, avvenuta nel gennaio 2022, di un cavo sottomarino che collegava l’arcipelago norvegese delle Svalbard alla terraferma illustra questa sfida. Sebbene le comunicazioni siano proseguite tramite un secondo cavo, l’incidente ha dato luogo a un’indagine di polizia. I risultati preliminari suggerivano che il danno potesse essere stato causato dall’attività umana, e le segnalazioni relative alla presenza di pescherecci russi nei pressi dell’infrastruttura hanno alimentato i sospetti di sabotaggio. L’indagine è stata infine archiviata in mancanza di prove sufficienti per stabilire la responsabilità penale.

Il caso illustra come possano svilupparsi interpretazioni geopolitiche prima che sia stata stabilita la responsabilità, anche quando le conseguenze operative rimangono limitate. Tale incertezza può anche creare opportunità di sfruttamento cognitivo. Gli attori possono amplificare i sospetti, promuovere narrazioni contrastanti sulla responsabilità o mettere in discussione la capacità dei governi e delle alleanze di proteggere le infrastrutture critiche, indipendentemente dal loro coinvolgimento nell’incidente originario. Sebbene queste interpretazioni possano sorgere spontaneamente, la loro manipolazione deliberata a fini strategici distingue la guerra cognitiva dalle più ampie conseguenze cognitive dell’interruzione delle infrastrutture.

Una ricerca condotta durante l’esercitazione multinazionale Mare Aperto 2025 illustra come una comunicazione strategicamente ambigua possa ritardare l’attribuzione della responsabilità, frammentare le interpretazioni e amplificare il coinvolgimento in un ambiente mediatico ibrido. Sebbene questi risultati riguardino un’esercitazione piuttosto che un’operazione cognitiva effettiva a seguito di un sabotaggio di cavi nel mondo reale, essi contribuiscono a illustrare come l’ambiguità possa funzionare non solo come una caratteristica delle crisi, ma anche come un meccanismo per produrre effetti cognitivi.

Il fondale marino non è quindi solo un ambito fisico conteso, ma anche un potenziale teatro di operazioni cognitive, in cui l’incertezza relativa agli incidenti alle infrastrutture viene deliberatamente sfruttata per influenzare le percezioni e le decisioni strategiche. Riconoscere questa dimensione non sminuisce l’importanza della protezione fisica, quali la sorveglianza, la consapevolezza del dominio marittimo, la ridondanza e le capacità di riparazione. Tuttavia, evidenzia la necessità di integrare la gestione delle informazioni e la comunicazione pubblica nella pianificazione della sicurezza delle infrastrutture.

La protezione delle infrastrutture sottomarine richiede inoltre il rafforzamento della resilienza cognitiva attraverso la salvaguardia della fiducia del pubblico, della credibilità istituzionale e della capacità di comunicare efficacemente in condizioni di incertezza. Ciò implica lo sviluppo di protocolli di comunicazione pre-crisi, il rafforzamento dei meccanismi per indagini coordinate, l’attribuzione delle responsabilità e la comunicazione pubblica, nonché l’integrazione delle conseguenze informative e cognitive delle interruzioni delle infrastrutture nelle esercitazioni e nella pianificazione della preparazione.

In ultima analisi, il valore strategico delle infrastrutture sottomarine non risiede solo in ciò che trasportano sotto il mare, ma anche in ciò che sostengono in superficie: fiducia, credibilità istituzionale e aspettative di continuità. La loro interruzione può quindi avere conseguenze che vanno oltre il danno fisico, in particolare quando l’incertezza viene deliberatamente sfruttata per influenzare le percezioni e plasmare le decisioni politiche e di sicurezza. Proteggere le infrastrutture sottomarine non è quindi solo una questione di mettere in sicurezza le reti stesse, ma anche di salvaguardare la capacità di prendere decisioni informate di fronte all’incertezza.

Fonti

Working Together to Protect Critical Maritime Infrastructure in the Indo-Pacific – European External Action Service, 20 novembre 2025

Claverie B., Prébot B., Buchler N., et al. – Cognitive warfare: The future of cognitive dominance – NATO Innovation Hub, 2021

The geopolitics of subsea data cables – Carnegie Endowment for International Peace, 2025

Undersea telecommunication cables: Technology overview and issues for Congress – Congressional Research Service (Report R47237), 2022

Recommendation on a coordinated approach to the resilience of critical undersea infrastructure – European Commission, 2024

Joint Communication to strengthen the security and resilience of submarine cables – European Commission, 2025

Lii W. – After Chinese vessels cut Matsu internet cables, Taiwan seeks to improve its communications resilience – The Diplomat, 15 aprile 2023

Submarine cables – National Oceanic and Atmospheric Administration, 2025

Ocon J., & Walberg J. – China’s undersea cable sabotage and Taiwan’s digital vulnerabilities – Global Taiwan Brief, 10(11); Global Taiwan Institute, 4 giugno 2025

Russo S. – Are we at war? Below the threshold, signals without bullets, and the future of peace. Dialogues in Sociology, – 2(1), 93–97; 2026

Russo S., Frizzo M., & Wild K. – Beyond naval manoeuvres: Perception as battlespace in Mare Aperto 2025 – Strategic communication and cognitive warfare in joint-force training. Media, War & Conflict. Advance online publication, 2026

Russo S., & Yazdanjue N. – Mapping the cognitive warfare literature: A strategic analysis (1981–2025) – Journal of Strategic Studies, 2026

Redundancy on primary telecom connection to Svalbard restored – Space Norway, 1 marzo 2022

Staalesen, A. – Human activity’ behind Svalbard cable disruption – The Barents Observer, 11 febbraio 2022

Cognitive warfare: La competizione nella dimensione cognitiva – Stato Maggiore della Difesa, Ministero della Difesa, 2023

L’autore

Sara Russo

Ricercatrice in Studi sulla Difesa e la Sicurezza presso il Centro Alti Studi Difesa (CASD) e l’Università di Torino, specializzata in guerra cognitiva, minacce ibride, simulazioni ed esercitazioni militari. Collabora alle attività di ricerca dell’Organizzazione per la Scienza e la Tecnologia della NATO (STO – Science and Technology Organization), tiene lezioni presso l’Accademia Europea di Sicurezza e Difesa (ESDC) e ha pubblicato su riviste accademiche internazionali, tra cui il Journal of Strategic Studies e Media, War & Conflict.

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Giulia Biselli

Ricercatrice in Studi sulla Difesa e la Sicurezza presso il Centro Alti Studi Difesa (CASD) e l’Università di Torino, nonché ricercatrice presso Geopolitica.info. La sua ricerca si concentra sulla politica estera cinese, la diplomazia economica, l’interdipendenza strategica e la guerra cognitiva. Ha presentato i suoi lavori in occasione di convegni accademici internazionali e attualmente svolge numerosi soggiorni di ricerca in Cina. Oltre alla sua attività accademica, vanta una vasta esperienza professionale nei settori del rischio geopolitico, dei diritti umani e delle catene di approvvigionamento responsabili.

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