Le armi ipersoniche, capaci di volare nell’atmosfera a Mach 5 o più, sono al centro della ricerca di molti Paesi1,2. Per valutarne i vantaggi rispetto ai missili subsonici a bassa osservabilità occorre partire dai limiti che accomunano le tre principali famiglie ipersoniche.
A parità di quota, il flusso termico aerodinamico cresce all’incirca con il cubo della velocità3. L’aria compressa davanti al veicolo converte energia cinetica in calore: a 25 km di altitudine si superano i 720 °C a Mach 5 e si raggiungono circa 1.500 °C a Mach 7; un planatore che rientra a Mach 20 arriva a molte migliaia di gradi. Il calore può deformare la struttura di millimetri o centimetri: materiali e collegamenti devono quindi tollerare queste variazioni senza compromettere il veicolo.
Si forma inoltre una guaina di plasma4 che disturba i sistemi satellitari GNSS, come il GPS, i collegamenti dati, i radar e i LIDAR. Il riscaldamento delle finestre dei sensori EO/IIR e le turbolenze ostacolano l’individuazione del bersaglio. La forte emissione infrarossa rende invece i vettori potenzialmente rilevabili dai satelliti di allerta precoce in orbita bassa fin dall’inizio del volo ipersonico. Per ora il riferimento più affidabile rimane quindi la navigazione inerziale, con i suoi limiti5, anche se la ricerca propone possibili soluzioni.
I missili da crociera ipersonici
Gli HCM (Hypersonic Cruise Missiles) sono tecnologicamente i meno maturi e affidabili, ma fra i più promettenti per il futuro. Richiedono, almeno per ora6, un booster per raggiungere Mach 5. Le deformazioni della presa d’aria sono particolarmente critiche: alterando l’orientamento delle onde d’urto possono «soffocare» il motore anche solo per un istante.
La propulsione è affidata allo scramjet. Come il ramjet, comprime l’aria mediante la geometria del percorso e le onde d’urto, ma conserva un flusso supersonico nella camera di combustione, intorno a Mach 2–3. Rallentarlo quasi fino all’arresto provocherebbe un riscaldamento eccessivo, compromettendo struttura e utilità del calore aggiunto dalla combustione. Il cherosene deve quindi mescolarsi e bruciare nel flusso in circa un millesimo di secondo.
Con questo combustibile un HCM raggiunge circa Mach 7: meno di un HGV, ma per un tempo maggiore. Un percorso di 1.000 km a 25 km di quota richiede circa 7–8 minuti, con temperature intorno a 1.500 °C. Gli UHTC7 riducono quasi del tutto i problemi dei rivestimenti ablativi: conservano la forma del missile ed evitano che il materiale consumato produca altro plasma. A Mach 7 la ionizzazione ancora iniziale lascia aperta la possibilità di usare GNSS, radar e LIDAR; il motore viene raffreddato facendo circolare il carburante lungo le pareti.
Fra i programmi statunitensi e australiani, l’HACM (Hypersonic Attack Cruise Missile) è vicino alla preproduzione8. NGHCM (Next Generation Hypersonic Cruise Missile) della DARPA9 e HAMWC (Hypersonic Affordable Mass Weapon Concepts) dell’Air Force Research Laboratory10 sono nelle fasi preliminari, sebbene il secondo possa essere già in sviluppo. MoHAWC (More Opportunities with HAWC) della DARPA rimane sperimentale11,12.
La Cina dichiara operativo l’YJ-19 antinave, osservato nei preparativi della parata dell’agosto 2025 e destinato a navi e sottomarini, anche convenzionali. Se confermato, sarebbe il primo HCM operativo, presumibilmente impiegabile anche contro le portaerei. Il CJ-1000 è invece un HCM antinave e per attacco terrestre su lanciatore mobile TEL, con un possibile ruolo superficie-aria13. Le informazioni restano scarse.
I planatori e i missili semibalistici
Gli HGV (Hypersonic Glide Vehicles) sono privi di motore: un razzo li porta in quota, poi planano sfruttando la portanza. Volano tipicamente fra 60 e 80 km, sopra la maggior parte delle difese aeree e sotto le quote d’impiego di intercettori antibalistici come Arrow 3 e SM-3. La protezione termica deve conservare la forma del veicolo: l’erosione del carbonio-carbonio può alterarne l’aerodinamica fino alla perdita di controllo, come per l’HTV-2 statunitense nel 2011. Da qui l’impiego degli UHTC14.
Sono operativi l’Avangard russo nucleare, dal 2019, e il DF-17 cinese, missile balistico a medio raggio che trasporta il planatore DF-ZF15. Per quest’ultimo, le fonti cinesi indicano una testata soltanto convenzionale, mentre il Pentagono lo ritiene capace di trasportare anche una testata nucleare: con informazioni limitate, la prima versione appare più plausibile. Gli Stati Uniti stanno schierando la prima batteria terrestre Dark Eagle.
Ogni manovra costa però velocità a un planatore senza motore, che può manovrare marcatamente soprattutto nella fase centrale. La maggiore ionizzazione del plasma blocca inoltre le radiofrequenze inferiori alla sua frequenza caratteristica16, lasciando per ora di fatto il solo sistema inerziale.
I semibalistici, o aerobalistici, sono invece balistici parzialmente manovrabili: seguono traiettorie più basse, restano in buona parte nell’atmosfera e correggono la rotta. Meno sofisticati, ma più maturi ed economici, rimangono relativamente prevedibili. Il Kinzhal russo, derivato dall’Iskander e lanciato da aereo, è stato intercettato più volte dai Patriot PAC-3 MSE ucraini. Ho escluso lo Zircon dagli HCM perché diversi elementi ne suggeriscono una natura semibalistica17.
Tutti superano Mach 5, ma solo HCM e HGV modificano davvero le condizioni della difesa attuale. I primi, propulsi e a quote relativamente basse, presentano oggi il rapporto costi-benefici peggiore; sui secondi, che planano in alta quota, si concentrano gli sforzi attuali.
Il confronto con i missili a bassa osservabilità
Per i missili da crociera airbreathing LO e VLO18 darò per assodate le basi del funzionamento. La velocità subsonica può essere un falso problema se associata a geometria stealth e bassa quota. A 100 m e Mach 0,89, la rilevazione da un radar terrestre in banda X avviene fra 15 e 35 km; i VHF-UHF arrivano a 60–65 km, ma con risoluzione di circa 500 m. Assumendo utile per l’ingaggio la banda X, restano pochi minuti per reagire, come contro un ipersonico proveniente da quota elevata.
Anche costi e carico bellico pesano. Il JASSM-ER AGM-158B-2, con circa 1.000 km di raggio, guida GPS/INS e sensore terminale IIR con riconoscimento automatico del bersaglio, costa circa 1,4 milioni di dollari. Per l’ARRW, tornato nei programmi USAF, la stima ottimistica è di 15 milioni19,20,21, con una testata plausibilmente di 150 libbre22, contro le 1.000 del JASSM-ER. Il Dark Eagle ne trasporta meno di 3023. Sono limiti di una tecnologia estrema e giovane, sui quali le innovazioni potrebbero incidere.
Le tecnologie in sviluppo
Per attenuare il disturbo del plasma si studia la finestra magnetica: un campo attorno all’antenna riduce la densità elettronica e apre un varco al segnale, ma richiede intensità migliaia di volte superiori a quella terrestre e magneti pesanti24. Più bobine attivate in successione potrebbero generare un’onda che allontani il plasma contenendo il peso25,26.
Salire ai terahertz consente invece di superare la frequenza sotto la quale il plasma blocca le onde, pur con problemi di distorsione27. Altre ricerche riguardano l’iniezione di gas per formare una pellicola isolante e separare il plasma dall’antenna28 e i metamateriali, strutture artificiali che favoriscono la propagazione del segnale29.
Per navigare senza GPS, il ricevitore multisegnale MO-Nav di General Dynamics, provato sul Talon-A oltre Mach 5, usa altre costellazioni, segnali di opportunità, cioè trasmissioni nate per altri scopi, e servizi commerciali di posizionamento su una singola scheda30,31. Il MagNav di Honeywell confronta il campo magnetico terrestre con mappe delle anomalie locali, migliorando la precisione fino all’89% rispetto ai sistemi di riserva tradizionali32. In mare, Q-CTRL ha raggiunto una precisione di un miglio nautico sfruttando variazioni della gravità33. Gli INS quantistici usano invece atomi raffreddati per misurare accelerazioni e rotazioni con precisione superiore di alcuni ordini di grandezza, ma ingombri e difficoltà realizzative li collocano nel medio-lungo termine34.
Per la protezione termica si studiano gli UHTCMC, ceramiche per temperature ultraelevate rinforzate con fibre, meno fragili e adatte a bordi d’attacco affilati capaci di resistere a lungo oltre 2.000 °C35. Nel raffreddamento per effusione, una superficie porosa o microforata rilascia un film di gas che protegge dal calore e allontana il plasma.
Cosa dovrebbe fare l’Europa?
L’Europa dovrebbe investire nell’armamento ipersonico, individuando con precisione quali esigenze operative ne giustifichino il costo, considerando anche le attuali limitazioni operative di cui si è discusso in questo articolo. Una delle più convincenti è la capacità di agire da doorkicker nelle fasi iniziali di un conflitto: colpire a distanza un numero selezionato di obiettivi di alto valore, contribuendo a disarticolare le difese avversarie e riducendo l’esposizione delle forze impiegate successivamente. È una funzione coerente con quella attribuita ai sistemi ipersonici statunitensi: attaccare obiettivi importanti e fortemente difesi, anche prima che siano disponibili condizioni favorevoli all’impiego del resto dello strumento militare.
Radar, nodi di comando e infrastrutture missilistiche possono rientrare in questa categoria. Le operazioni contro l’Iran hanno nuovamente mostrato la rilevanza di tali bersagli, indipendentemente dall’arma utilizzata per colpirli. Neutralizzarli anche solo parzialmente renderebbe meno rischioso l’impiego successivo di missili da crociera, UCAV e velivoli pilotati, senza però dimenticare le limitazioni dei seeker, dei sistemi di guida e del costo intrinseco per unità, per questi motivi non si potrebbe escludere un uso congiunto con UCAV MALE o sortite con UCAV meno persistenti sul territorio. Per i sistemi mobili o temporaneamente stazionari, inoltre, la rapidità dell’arma acquista valore soltanto se accompagnata da informazioni sufficientemente aggiornate sulla loro posizione.
Il limite principale è economico e industriale. Una capacità troppo costosa per essere acquistata in quantità adeguate, esercitata e ricostituita dopo l’impiego rischia di restare militarmente marginale. L’ipersonico dovrebbe quindi essere riservato alle missioni nelle quali la combinazione di rapidità e capacità di penetrazione offrano un vantaggio concreto rispetto alle alternative. Un obiettivo fisso non richiede necessariamente un’arma ipersonica: contano anche le sue difese, l’urgenza dell’attacco e l’effetto richiesto. È una distinzione centrale anche nell’analisi del Congressional Budget Office, che individua l’utilità principale di questi sistemi contro bersagli contemporaneamente molto difesi e sensibili al tempo.
Da qui la necessità di un insieme integrato di capacità: sorveglianza persistente, sensori spaziali e aerotrasportati, comunicazioni resilienti, guerra elettronica, UCAV e scorte consistenti di munizioni convenzionali. Anche i missili a bassissima osservabilità dovrebbero continuare a evolvere, cercando un equilibrio sostenibile fra velocità, autonomia, carico bellico e costo. Le piattaforme ad alta quota possono contribuire alla sorveglianza, ma quota e persistenza non garantiscono affatto da sole la sopravvivenza in uno spazio conteso. L’eventuale disponibilità di un vettore d’attacco già presente nell’area andrebbe valutata insieme alla sua vulnerabilità e alla possibilità di mantenerlo operativo.
Soprattutto, occorre misurare il tempo complessivo fra scoperta dell’obiettivo ed effetto sul bersaglio. Quindici minuti di volo possono essere decisivi oppure arrivare troppo tardi: dipende da quanto tempo è stato necessario per individuare, identificare e autorizzare l’ingaggio. L’investimento nella velocità del vettore dovrebbe procedere insieme a quello nella qualità e nella tempestività dell’informazione.
L’Europa sa inoltre che le possibilità di acquisto di sistemi USA di valenza strategica come il Dark Eagle o l’ARRW sono nulle per ora. La cooperazione con Washington offre opportunità concrete, ma collaborazione tecnologica, esportazione dell’arma e autonomia d’impiego sono questioni distinte. L’HACM invece nasce da una cooperazione documentata fra Stati Uniti e Australia; il coinvolgimento britannico nella ricerca ipersonica AUKUS però non equivale automaticamente all’accesso a quel missile.
La strada europea dovrebbe dunque partire dalle competenze già disponibili, dai dimostratori francesi alle ricerche britanniche sulla propulsione, facendo convergere requisiti, sperimentazione e investimenti industriali dove possibile. Servono programmi condivisi con obiettivi verificabili, evitando che la moltiplicazione delle iniziative nazionali assorba le risorse necessarie a produrre scorte utilizzabili. L’obiettivo dovrebbe essere una capacità convenzionale europea di attacco rapido, disponibile in quantità sostenibili e integrata con le forze che dovranno proseguirne l’azione, senza affollare il panorama europeo con moltitudini di progetti concorrenti che potrebbero portare a guerre fratricide e soluzioni sovrapponibili.
Fonti
1 Il concetto di vettore ipersonico, come sappiamo, non è nuovo né sul piano tecnologico né su quello degli studi concettuali.
2 Qui si considerano soltanto i missili. Sono escluse le altre munizioni che superano Mach 5, come i proietti per cannoni Gauss o per sistemi di altro tipo.
3 H. J. Allen, A. J. Eggers Jr. – A study of the motion and aerodynamic heating of ballistic missiles entering the earth’s atmosphere at high supersonic speeds – NACA, rapporto NACA-TR-1381, 1958.
4 Semplificando, sopra i 2.000 °C circa le molecole di ossigeno cominciano a scindersi, seguite da quelle di azoto. A temperature ancora più alte, gli atomi perdono elettroni. Si forma così il plasma, un gas composto da molecole neutre, ioni positivi ed elettroni liberi.
5 Questo vale soprattutto per gli HGV, che raggiungono temperature più elevate e sono avvolti da uno strato di plasma più spesso.
6 Sono allo studio sistemi combinati come il TBCC (Turbine Based Combined Cycle, ciclo combinato a base di turbina), che integra tre modalità propulsive in un unico percorso del flusso. Nella fase iniziale una turbina, turbojet o turbofan con postbruciatore, accelera il veicolo da fermo fino a circa Mach 2–3; idealmente, il raffreddamento dell’aria in ingresso consente di raggiungere Mach 3. Da circa Mach 3 a Mach 5 subentra il ramjet, o statoreattore: la compressione dipende dalla geometria della presa d’aria, senza compressore, mentre il flusso nella camera di combustione resta subsonico. Oltre Mach 5–6 si passa allo scramjet, nel quale il flusso e la combustione rimangono supersonici. Ramjet e scramjet sono spesso riuniti in uno stesso motore dual-mode, a doppia modalità. Il regime di combustione cambia mediante geometria variabile o una diversa iniezione del combustibile: alla turbina segue quindi il ramjet/scramjet a doppia modalità. Un’alternativa è il RBCC (Rocket Based Combined Cycle), che impiega un razzo nella fase iniziale.
7 Gli UHTC (ceramiche refrattarie per altissime temperature) sono composti a base di boruri e carburi (combinazioni di un metallo con boro o carbonio) di zirconio e afnio (metalli di transizione, parenti stretti del titanio), spesso arricchiti con carburo di silicio (una ceramica durissima) per migliorarne la resistenza all’ossidazione.
8 J. Trevithick, H. Altman – First Release Of USAF’s New HACM Hypersonic Cruise Missile Has Happened Over Australian Range – The War Zone, 5 ottobre 2026
9 J. Brahy – U.S. DARPA launches Next Generation Hypersonic Cruise Missile program with high-rate production requirements – Army Recognition, 3 settembre 2026
10 J. Duncan – AFRL Wants a Cheap Hypersonic Cruise Missile It Can Buy in Bulk – MiGFlug, Afterburner, 4 settembre 2026
11 E. Helfrich – DARPA’s Hypersonic Cruise Missile Flew Its Final Test, Follow-On To Come – The War Zone, 30 gennaio 2023
12 S. Sharma – DARPA completes final phase testing under HAWC programme – Airforce Technology, 31 gennaio 2023
13 Contributori di Wikipedia, CJ-1000 (missile), Wikipedia, edizione inglese, s.d.
14 Cfr. nota 7, in particolare S. M. Johnson – Ultra High Temperature Ceramics (UHTCs) – NASA Ames Research Center, 2015; e Y. Liu et al. – Multi-functional design of ultra-high temperature ceramics coatings – Journal of Materiomics, 2026
15 Missile Defense Project – DF-17 – Missile Threat, Center for Strategic and International Studies (CSIS), 19 febbraio 2020, aggiornato il 23 aprile 2024
16 R. A. Hartunian, G. E. Stewart, S. D. Fergason, T. J. Curtiss, R. W. Seibold – Causes and mitigation of radio frequency (RF) blackout during reentry of reusable launch vehicles – The Aerospace Corporation, rapporti ATR-2007(5309)-1 e DOT-VNTSC-FAA-06-23, 2007
17 D. Shumlianskyi – Zircon Is Likely Ballistic, Not Hypersonic Cruise Missile – Militarnyi, 22 giugno 2026.
18 Di seguito farò riferimento ai soli VLO, che rappresentano la tendenza generale dello sviluppo attuale e futuro.
19 Nel documento di bilancio 2026, l’Air Force scrive che quantità e prezzo unitario si possono discutere solo in sede riservata. Quindi la cifra di 15 milioni resta una stima esterna, non un dato ufficiale. Cfr. Department of the Air Force – Department of the Air Force Fiscal Year (FY) 2026 Budget Estimates. Missile Procurement, Air Force – vol. 1, scheda ARRW00, p. 43, giugno 2025
20 J. A. Tirpak – CBO Estimates $15-18 Million Cost Per ARRW Hypersonic Missile – Air & Space Forces Magazine, 1 febbraio 2023
21 M. Easle – Air Force revives ARRW hypersonic missile with procurement plans for fiscal 2026 – DefenseScoop, 26 giugno 2025
22 Il dato richiede cautela: si trovano conferme delle dimensioni ridotte della testata, ma soltanto Deagel ne riporta il peso preciso. Cfr. Deagel, AGM-183A ARRW, Deagel.com, banca dati sugli armamenti, s.d.
23 T. Rogoway – New Dark Eagle Hypersonic Weapon Details Emerge – The War Zone, 14 dicembre 2025.
24 Questi magneti impiegano materiali appartenenti alle terre rare, il che introduce un’ulteriore criticità.
25 M. Kundrapu, J. Loverich, K. Beckwith, P. Stoltz, A. Shashurin, M. Keidar – Modeling radio communication blackout and blackout mitigation in hypersonic vehicles – arXiv, preprint 1407.6635, versione 2, 2014
26 H. Zhou, X. Li, K. Xie, Y. Liu, Y. Yu – Mitigating reentry radio blackout by using a traveling magnetic field – AIP Advances, vol. 7, n. 10, art. 105314, 2017. DOI: 10.1063/1.4999039
27 Z. Lu, M. Qin, K. Yuan, Z. Zhao, R. Tang, X. Deng – A study on the lens effects on the terahertz signals propagating in reentry plasma sheaths at different speeds – Physics of Plasmas, vol. 33, n. 6, art. 063303, 2026. DOI: 10.1063/5.0335059
28 T. Miyashita, Y. Sugihara, Y. Takahashi – Communication blackout and aerodynamic heating reduction via air film for hypersonic spacecraft – Journal of Applied Physics, vol. 137, n. 17, art. 174701, 2025. DOI: 10.1063/5.0250348
29 Kwang-Jin Ri, Ryong-Ju Kang, Chung-Ho Ri – ENG–DPS paired metamaterial structure to alleviate RF blackout of reentry spacecraft – AIP Advances, vol. 16, n. 4, art. 045224, 2026. DOI: 10.1063/5.0323928
30 General Dynamics Mission Systems – General Dynamics Mission Systems Achieves First Hypersonic Flight Demonstration of GPS-Denied Software Defined Receiver Navigation – General Dynamics Mission Systems, comunicato stampa, 7 ottobre 2026
31 MO-Nav on Talon-A: What a Mach 5 GPS-Denied Test Proves – The SpaceInfo Club, 19 ottobre 2026
32 M. S. Jensen – When GPS is jammed, we can use Earth’s magnetic field – Technical University of Denmark (DTU), 15 dicembre 2025
33 Q-CTRL Achieves World’s First GPS-Free Quantum Gravimetric Navigation Demonstration in Maritime Field Trial – Q-CTRL, comunicato stampa, 27 agosto 2026
34 M. Krelina – Quantum Technology for Military Applications – EPJ Quantum Technology, vol. 8, art. 24, 2021. DOI: 10.1140/epjqt/s40507-021-00113-y
35 Structures for Hypersonic Applications, DLR (Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt), Institute of Structures and Design
