L’Iran, prima dello sviluppo di droni one way a lungo raggio, ha basato la sua strategia di difesa avanzata anche sulla capacità di ritorsione utilizzando missili balistici.
Teheran, che possiede il più consistente arsenale missilistico della regione mediorientale, considera questo strumento una fattore di deterrenza fondamentale e pertanto intoccabile in sede di colloqui diplomatici per l’annosa questione nucleare o durante le negoziazioni con gli Stati Uniti riguardanti la cessazione delle operazioni belliche nel Golfo Persico nel 2026i.
Nel 2006, un ufficiale superiore delle IRGC (Islamic Revolutionary Guard Corps), precisò per la prima volta pubblicamente quella che è sostanzialmente la motivazione che ha portato alla costituzione di un arsenale missilistico e relativa dottrina di impiego, affermando che “la strategia del nostro nemico si basa su operazioni aeree e navali. Riteniamo, quindi, che qualsiasi minaccia futura per noi proverrà da paesi al di fuori della nostra regione. Nelle nostre analisi militari, consideriamo in particolare gli Stati Uniti e il regime sionista come le due principali minacce provenienti dall’esterno. La loro strategia si baserà su operazioni aeree, sia con missili a lungo raggio che con aerei da combattimento. Di fronte ai loro raid aerei o attacchi missilistici, abbiamo adottato la strategia di utilizzare missili a lungo raggio o missili terra-terra”ii.
La dipendenza dell’Iran dai missili a scopo di deterrenza e per affermare la propria posizione regionale è stata pienamente evidente nel gennaio 2020, quando Teheran ha risposto all’uccisione del Generale Soleimani lanciando decine di missili contro la base di Ain al-Assad in Iraq, che ospitava 1500 soldati americani, segnando il primo utilizzo diretto del proprio arsenale missilistico. Successivamente, l’Iran ha continuato a usare i propri missili balistici – insieme ai droni one way a lungo raggio – nei successivi attacchi di rappresaglia contro Israele e soprattutto nel recente conflitto nel Golfo Persico, bersagliando, oltre a Israele, obiettivi statunitensi (e non solo) situati in diversi Paesi del Golfo.
L’Iran ha adottato una strategia asimmetrica per infliggere il maggior danno possibile agli Stati Uniti in un campo di battaglia indefinito e mutevole come quello in corso. La difesa avanzata, prima dell’attuale conflitto, non era motivata da aspirazioni espansionistiche, bensì da pragmatiche esigenze di sicurezza. Di fatto, mirava alla vittoria nella deterrenza; il suo scopo era “ridurre la probabilità di una guerra contro l’Iran” e non la “probabilità di perdere quella guerra” una volta iniziata, e l’arsenale missilistico è uno strumento chiave di questa deterrenza.
Nonostante il fallimento di questa capacità, come si evince dallo scoppio del recente conflitto, l’Iran conserva la possibilità della rappresaglia utilizzando i suoi vettori balistici, tra cui quelli più a lungo raggio che, in linea teorica, sono in grado di colpire buona parte del continente europeo.
Valutazione della minaccia missilistica e possibile risposta della NATO
Nella notte tra il 20 e il 21 marzo 2026, l’Iran ha lanciato due missili balistici verso l’isola di Diego Garcia, nell’arcipelago delle Chagos, dove ha sede una base aerea britannica utilizzata in concessione dalle forze aeree statunitensi.
L’arcipelago è posizionato quasi nel centro dell’Oceano Indiano, e la base si trova a una distanza minima – calcolata dalla costa – di circa 3800 km dall’Iran. Date le distanze in gioco, i vettori utilizzati sono del tipo IRBM (Intermediate Range Ballistic Missile) e l’Iran è noto aver sviluppato almeno un missile di questo tipo: il Khorramshahr (o Khorramshahr-4), presentato ufficialmente a settembre 2017.
Si tratta di un derivato del vettore nordcoreano Musudan, o BM-25, accreditato di una gittata massima stimata in 4000 km e un carico bellico compreso tra i 1500 e i 1800 kg. Teheran ha sempre indicato la gittata del Khorramshahr pari a 2000 km, molto probabilmente perché il vettore è stato modificato riducendone le dimensioniiii.
L’attacco a Diego Garcia, in parte neutralizzato da un missile SM-3 lanciato da un cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke e in parte fallito per il malfunzionamento del secondo missile, indicherebbe che l’Iran ha sviluppato una versione del Khorramshahr più simile al missile originario nordcoreano quindi con una gittata in grado di raggiungere e coprire gran parte del continente europeo.
Il Financial Times il 19 agosto 2026 ha riferito che l’Iran starebbe valutando la possibilità di colpire siti o infrastrutture militari statunitensi in Europa utilizzando il suo arsenale di missili balistici a più lungo raggio qualora gli Stati Uniti dovessero colpire le infrastrutture strategiche del Paese.
Stante quanto sin qui analizzato sulla capacità iraniana di colpire coi propri vettori a lungo raggio, tale minaccia sarebbe tecnicamente possibile sebbene si possa affermare che si ritenga scarsamente probabile e di non elevato impatto.
Nonostante non si conosca la quantità di IRBM di tipo Khorramshahr (o simili) presenti nell’arsenale missilistico iraniano, la decisione di Teheran di effettuare un unico attacco a lungo raggio contro Diego Garcia fa ritenere: 1) che il numero di vettori non sia elevato e che vengano tenuti in riserva per non intaccare la capacità di deterrenza e 2) che essi siano ancora in fase di perfezionamento dato il malfunzionamento di un vettore durante l’attacco a Diego Garcia.
In linea generale, la precisione dei vettori iraniani è migliorata negli ultimi 20 anni: sebbene non si abbiano dati certi, la missilistica di Teheran è passata da un CEP (Circular Error Probable) di 190/800 metri a uno di 50/200 come hanno dimostrato gli attacchi missilistici in Iraq nel 2020, Israele e negli altri Stati del Golfo. Questo CEP è valido, in linea di massima, per i vettori di più recente fabbricazione (dal 2006 in avanti) che si ritiene utilizzino tecnologia di puntamento cinese.
Possibile risposta della NATO
A fronte del possibile lancio di IRBM iraniani diretti verso l’Europa, l’Alleanza Atlantica attiverebbe il sistema AEGIS ASHORE di Deveselu, in Romania, equipaggiato coi vettori antimissile SM-3 Block IIA e Block IB in VLS (Vertical Launch System) tipo Mk 41 e che ha raggiunto la capacità operativa iniziale a maggio 2016iv.
Il sistema installato in Romania include la funzionalità BMD (Ballistic Missile Defense) 5.0, comprensiva del radar AN/SPY1D, dell’intercettore esoatmosferico SM-3 e di tutte le funzioni di comunicazione, comando e controllo per la difesa da missili balisticiv.
Prima ancora dell’AEGIS ASHORE, la NATO ha la possibilità di richiedere l’attivazione dei cacciatorpediniere AEGIS statunitensi di classe Arleigh Burke che incrociano nel Mediterraneo orientale, e che sono stati già attivati in occasione dei lanci missilistici iraniani diretti verso la Turchia il 4, 9 e 13 marzo 2026 congiuntamente con le batterie di missili da difesa aerea terrestri presenti composte dal sistema Patriot PAC-3. Probabilmente, come avvenuto durante il conflitto, gli Stati Uniti utilizzerebbero i sistemi THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) già posizionati nella regione.
Se questi intercettori dovessero fallire, la NATO attiverebbe la sua ultima linea di difesa antimissile facente parte della IAMD (Integrated Air and Missile Defence) composta da batterie di SAMP/T, Patriot e unità navali alleate presenti nella regione che imbarcano vettori antimissile tipo Aster 30 del sistema PAAMS (Principal Anti-Air Missile System).
Bibliografia
A. Cordesman, A. Seitz – Iranian weapons of mass destruction – CSIS, Santa Barbara (US); 2009
V. Nasr – Iran’s grand strategy (a political history) – Princeton University Press, Princeton (US); 2025
Note
i Iran says missile program not part of talks with US – Arab News – June 18, 2026
ii BBC monitoring Middle East – Iran’s Guard commander comments on Teheran’s missiles power – November 13, 2006
iii D. Uria – Iran conducts succesful test of Khorramshahr ballistic missile – UPI – September 23, 2017
iv AEGIS Ashore Romania Celebrates Five Years of BMD Contribution to NATO – U.S. Naval forces in Europe and Africa – August 19, 2021
v Missile Defense Advocacy Alliance – Aegis Ashore
