L’Operazione Vivaldi nel settore di Lyman

Dottrina integrata, guerra robotica e riconfigurazione tattica del fronte del Donbass

L’offensiva di contro-penetrazione denominata “Operazione Vivaldi”, condotta dal Terzo Corpo d’Armata delle Forze Armate ucraine sotto il comando del generale di brigata Andrii Biletskyi, rappresenta uno degli sviluppi tattico-operativi più significativi emersi nel settore settentrionale della regione di Donetsk nel corso del 2026. L’operazione, resa pubblica soltanto dopo una prolungata fase di riserbo informativo, si inserisce nel più ampio tentativo ucraino di contenere la pressione russa lungo l’asse di Lyman e di impedire che l’avanzata delle forze di Mosca possa trasformarsi in una penetrazione verso la cosiddetta fortress belt comprendente Sloviansk, Kramatorsk e Kostiantynivka.

Sul piano territoriale, il Terzo Corpo ha progressivamente ampliato l’area sottoposta a controllo ucraino attraverso una sequenza di azioni offensive e di bonifica. Nella prima fase Kiev aveva rivendicato la neutralizzazione delle infiltrazioni russe nell’area di Novoselivka, Oleksandrivka, Yarova e Korovyi Yar, oltre alla riconquista di Serednie. Le fasi successive hanno esteso la manovra verso Shandryholove e altri centri dell’area di Lyman. Nella terza fase, conclusasi alla fine di settembre, le forze ucraine hanno dichiarato di aver riconquistato 51 km², riportando sotto controllo Nove, Ridkodub e Katerynivka e ristabilendo il controllo su Karpivka e Novomykhailivka. Secondo il bilancio fornito dal comando ucraino, il risultato cumulativo dell’operazione raggiunge così 176 km². Si tratta, tuttavia, di una superficie rivendicata dalle autorità militari ucraine e non di un dato indipendentemente verificato nella sua interezza.

La denominazione “Vivaldi” riflette la struttura comunicativa adottata dal comando ucraino, che ha articolato l’operazione in successive “stagioni”, accompagnandone la presentazione pubblica con riferimenti alle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi. Più che assumere tale analogia musicale come un elemento dottrinale in senso stretto, essa può essere interpretata come una rappresentazione della natura progressiva, sequenziale e cumulativa della manovra: una serie di fasi autonome ma interdipendenti, nelle quali la conquista del terreno costituisce soltanto uno degli effetti ricercati.

Il principale elemento di interesse dell’operazione risiede infatti nella modalità con cui il Terzo Corpo ha combinato ricognizione, attacco, guerra elettronica, impiego di sistemi senza pilota, interdizione logistica e azioni di inganno. La manovra non appare riconducibile al modello classico di penetrazione basato sulla concentrazione di masse corazzate e sulla successiva espansione della breccia attraverso l’impiego di forze meccanizzate. Al contrario, l’approccio osservato nel settore di Lyman tende a trasferire una parte crescente delle funzioni precedentemente affidate al combattente umano verso un ecosistema distribuito di sistemi robotici e droni.

In questo schema, gli UAV FPV e i droni da ricognizione e attacco vengono impiegati per acquisire continuamente informazioni sul dispositivo russo, individuare concentrazioni di personale e mezzi, colpire elementi logistici e degradare i nodi di comando. Parallelamente, gli Uncrewed Ground Vehicles (UGV) vengono utilizzati per compiti che comprendono il trasporto, la posa e la neutralizzazione di mine, la ricognizione di aree pericolose e l’apertura di corridoi attraverso terreni fortemente saturi di ostacoli. Secondo quanto riferito da elementi del Terzo Corpo, alcuni sistemi terrestri senza equipaggio sarebbero stati impiegati per predisporre in circa due notti campi minati che avrebbero richiesto, con procedure tradizionali, tempi significativamente più lunghi.

Particolarmente significativa appare inoltre la conversione di piattaforme corazzate obsolete in sistemi terrestri senza equipaggio ad elevato potenziale esplosivo. Nel corso della terza fase dell’operazione, il Terzo Corpo ha documentato l’impiego di due BTR sovietici trasformati in veicoli robotizzati, caricati con esplosivi e diretti contro posizioni fortificate russe nell’area di Nove e Katerynivka. La funzione dell’azione non sarebbe stata esclusivamente cinetica: l’impiego dei mezzi avrebbe costituito anche una forma di inganno tattico, inducendo le forze russe a interpretarne l’avvicinamento come l’arrivo di rinforzi convenzionali. La successiva detonazione avrebbe consentito di colpire una posizione fortificata e un nodo di comando e comunicazioni.

Il valore dell’operazione risiede quindi meno nella semplice quantità di territorio riconquistato e più nella trasformazione della sequenza d’ingaggio. La logica emergente è quella di una progressiva degradazione del dispositivo avversario attraverso sistemi a distanza, prima dell’esposizione diretta delle unità d’assalto. La catena può essere schematizzata come rilevamento → identificazione → interdizione → saturazione → apertura del corridoio → penetrazione → consolidamento. In questa configurazione, il drone non costituisce più esclusivamente uno strumento di supporto alla fanteria, ma diventa parte integrante del processo di manovra.

Ne deriva un modello operativo nel quale la superiorità informativa e la capacità di generare effetti distribuiti possono assumere un peso paragonabile alla concentrazione della massa. L’obiettivo non è necessariamente distruggere frontalmente l’intero schieramento avversario, ma renderne progressivamente più difficile il funzionamento coordinato: interrompere le comunicazioni, colpire i centri di comando, disarticolare la logistica, neutralizzare le capacità ISR, ostacolare i movimenti e costringere le unità russe a operare in condizioni di crescente isolamento tattico.

In tale prospettiva, Vivaldi può essere interpretata come un laboratorio operativo della guerra terrestre ad alta densità di sistemi autonomi e semi-autonomi. L’elemento innovativo non consiste nell’impiego del singolo FPV o del singolo UGV — tecnologie ormai ampiamente diffuse nel conflitto — ma nella loro integrazione all’interno di una stessa architettura di combattimento. La combinazione tra sistemi aerei, sistemi terrestri robotizzati, capacità di ricognizione, guerra elettronica e forze d’assalto consente infatti di costruire una forma di manovra multi-dominio a bassa esposizione del personale, nella quale l’azione cinetica viene preceduta da una fase sempre più lunga di osservazione, interdizione e degradazione del sistema avversario.

Da un punto di vista dottrinale, il caso di Lyman suggerisce pertanto un’evoluzione dalla manovra centrata sulla piattaforma alla manovra centrata sulla rete di sistemi. Il valore operativo non risiede più esclusivamente nel carro armato, nel veicolo da combattimento o nell’unità di fanteria, ma nella capacità di collegare sensori, piattaforme senza equipaggio, operatori, sistemi di comando e fuoco in un ciclo decisionale sufficientemente rapido da anticipare quello dell’avversario.

È precisamente in questo passaggio che l’Operazione Vivaldi assume un interesse che supera la dimensione locale del settore di Lyman. La sua rilevanza non deriva soltanto dalla superficie riconquistata o dagli insediamenti riportati sotto controllo ucraino, ma dalla possibilità che il Terzo Corpo stia sperimentando una forma di contro-penetrazione fondata sulla disarticolazione del dispositivo nemico prima della fase di assalto, riducendo la necessità di esporre direttamente il personale e utilizzando sistemi relativamente economici e sostituibili per generare effetti sproporzionati rispetto alla loro massa e al loro costo.

Il limite di questa interpretazione è tuttavia rappresentato dalla difficoltà di distinguere, nel contesto della guerra in corso, tra una capacità ormai stabilizzata e una serie di soluzioni tattiche sviluppate ad hoc dalle unità ucraine. Inoltre, gran parte delle informazioni disponibili proviene direttamente dal comando del Terzo Corpo e non è possibile verificare indipendentemente tutti gli effetti dichiarati. Per questo motivo, Vivaldi dovrebbe essere considerata non ancora come una dottrina consolidata, ma come un caso operativo particolarmente significativo dell’evoluzione della guerra terrestre verso un modello sempre più robotizzato, distribuito e centrato sulla superiorità del ciclo informativo-decisionale.

Conclusioni

L’analisi dell’Operazione Vivaldi evidenzia una trasformazione significativa delle modalità con cui la guerra terrestre ad alta intensità può essere condotta in condizioni di persistente inferiorità quantitativa. Il caso di Lyman mostra come la disponibilità di sistemi unmanned, capacità ISR distribuite, guerra elettronica e strumenti di precisione possa essere integrata all’interno di una medesima architettura operativa, consentendo di trasferire una parte crescente dell’azione di combattimento dalle unità direttamente esposte verso piattaforme remote, robotizzate e progressivamente sostituibili.

Il principale elemento di interesse non risiede pertanto nella sola riconquista territoriale, né nell’impiego individuale di UAV o UGV, ormai ampiamente diffusi nel conflitto, ma nella loro integrazione funzionale all’interno del ciclo di manovra. Rilevamento, acquisizione del bersaglio, interdizione, degradazione del comando e controllo, isolamento logistico e successivo impiego delle unità d’assalto vengono ricondotti a una sequenza operativa nella quale la componente umana interviene in una fase sempre più avanzata del processo. La conseguenza è una progressiva trasformazione della relazione tra massa, fuoco e manovra: la concentrazione fisica delle forze può essere parzialmente sostituita dalla concentrazione degli effetti attraverso una rete distribuita di sistemi.

In questa prospettiva, Vivaldi rappresenta soprattutto un caso di studio sull’evoluzione della contro-penetrazione. La risposta a una possibile superiorità numerica dell’avversario non viene ricercata esclusivamente nell’impiego di forze equivalenti, ma nella capacità di degradare preventivamente il sistema operativo russo, colpendone comunicazioni, capacità di comando, logistica, mobilità e possibilità di coordinamento. La manovra assume quindi una dimensione prevalentemente sistemica: anziché concentrarsi sulla distruzione diretta delle forze avversarie, mira a ridurne progressivamente la capacità di funzionare come dispositivo coerente.

Tale modello presenta tuttavia limiti strutturali. La sua efficacia dipende dalla disponibilità di una base industriale capace di garantire produzione, sostituzione e aggiornamento rapido delle piattaforme unmanned, nonché dalla capacità dei comandi di integrare dati provenienti da sensori eterogenei e trasformarli in decisioni operative entro finestre temporali sempre più ristrette. Allo stesso tempo, la rapida adattabilità dell’avversario — attraverso guerra elettronica, sistemi anti-drone, dispersione delle forze, decentramento del comando e modifica delle procedure logistiche — rende improbabile la stabilizzazione permanente di un singolo vantaggio tecnologico.

Per questa ragione, l’elemento realmente replicabile dell’esperienza di Vivaldi non dovrebbe essere individuato in una specifica piattaforma o tecnologia, ma nel principio di integrazione tra sistemi, sensori, capacità di fuoco e unità manovranti. La lezione operativa riguarda quindi meno il singolo drone che l’architettura nella quale esso viene inserito: una struttura distribuita capace di generare effetti simultanei su più livelli del dispositivo avversario e di ridurre progressivamente l’esposizione del personale.

L’Operazione Vivaldi può pertanto essere considerata un significativo caso di studio dell’evoluzione della guerra terrestre verso un modello maggiormente robotizzato, distribuito e centrato sulla superiorità del ciclo informativo-decisionale. Non costituisce, sulla base delle evidenze attualmente disponibili, una dottrina compiutamente consolidata e universalmente replicabile; rappresenta piuttosto un laboratorio operativo nel quale alcune delle principali tendenze della guerra contemporanea — automazione, saturazione, interdizione, guerra elettronica, integrazione uomo-macchina e rapidità del ciclo decisionale — convergono all’interno di una stessa manovra.

È proprio questa convergenza a conferire a Vivaldi un interesse che trascende il settore di Lyman: la competizione futura sul campo di battaglia potrebbe dipendere sempre meno dalla capacità di concentrare fisicamente la massa e sempre più dalla capacità di concentrare, nel tempo e nello spazio, gli effetti generati da una rete distribuita di sistemi interconnessi.

Fonti

Institute for the Study of War (ISW): Russian Offensive Campaign Assessment – Lyman Sector Analysis(Rapporti analitici sul teatro di Donetsk e sull’interdizione delle direttrici Sloviansk-Kramatorsk).

3° Corpo d’Armata delle Forze Armate Ucraine (3rd Army Corps / 3rd Separate Assault Brigade): Official Operational Updates and Statements by Brigadier General Andrii Biletskyi on Operation Vivaldi (Comunicati e briefing ufficiali sulle fasi della manovra nel settore di Lyman).

New Voice of Ukraine (NV) / Ukrainian Military Reporting: Technical Analysis of Unmanned Ground Vehicle Conversions and Breach Tactics in the Lyman Direction (Documentazione sulle conversioni dei BTR-60 in VBIED senza pilota).

Estonian Internal Security Service & International Defense Analysis (Brigata Folgore / Defense News): Operational Deception, Robotic Systems and Phase 3 Evaluation of Operation Vivaldi in Donetsk Region(Settembre 2026).

Fonti OSINT 

L’autore

Nicole Damiani

Analista geopolitica e collabora alle attività di ricerca e analisi di Analytica. Il suo lavoro si concentra sull’analisi degli equilibri geopolitici contemporanei, delle dinamiche di competizione strategica e dei processi che stanno ridefinendo gli assetti di sicurezza internazionale. Il suo approccio integra la lettura geopolitica con l’analisi delle dinamiche economiche, energetiche, tecnologiche e strategico-militari, con particolare attenzione all’evoluzione degli interessi degli attori statuali e non statuali e alle interdipendenze che caratterizzano gli scenari regionali.

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