Il fronte invisibile

Etica, rischi e potere delle organizzazioni OSINT civili nei conflitti contemporanei

La open source intelligence (OSINT) è la disciplina che si occupa della raccolta e dell’analisi di dati provenienti da fonti pubblicamente accessibili, quali siti web, social media, registri pubblici, forum, articoli di stampa, video, immagini geolocalizzate, etc., per ricavarne conoscenza utile. Non si tratta, dunque, di intelligence rivolta al reperimento clandestino di informazioni classificate, la classica attività di spionaggio in senso stretto, anche se i fini sono in definitiva i medesimi. L’attenzione della OSINT si concentra anche su quella che viene definita “letteratura grigia”, costituita da quegli elementi di informazione provenienti da consessi di studio ed analisi a limitata diffusione, ancorché non classificati, per i quali è eventualmente previsto il pagamento dei loro prodotti o la partecipazione ai predetti consessi. In sostanza, si tratta di documenti non convenzionali che non sono diffusi attraverso i normali canali di pubblicazione commerciale e che quindi sono spesso difficilmente individuabili e accessibili.

Ciò che distingue l’OSINT dalla semplice “ricerca su internet” è il metodo: la capacità di correlare frammenti dispersi e pubblici e apparentemente innocui per attribuire loro un significato, fino a comporre un quadro che nessuno di essi, da solo, rivelerebbe. Un nome su un profilo professionale, un indirizzo e-mail, una foto postata sui social presi singolarmente sono innocui, ma incrociati possono rivelare la struttura di un’organizzazione, le sue tecnologie, i suoi punti deboli, il ruolo reale dei suoi componenti, magari dissimulato con un’immagine pubblica di copertura.

È esattamente questa sintesi a renderla preziosa sia per chi deve svolgere un’attività difensiva, sia per coloro che sono incaricati di un’attività offensiva. Deve essere chiaro, dunque, che non si tratta di una semplice rassegna stampa o navigazione sul web, bensì di un vero e proprio ramo professionale, che richiede un addestramento specifico, certificazioni e unità dedicate.

È un fatto che l’incalcolabile disponibilità di fonti aperte su internet produce una quantità enorme di dati e, tuttavia, per lo stesso motivo, la verifica dell’attendibilità delle fonti stesse e della veridicità dei dati raccolti diventa sempre più difficoltosa. Viviamo nel paradosso in cui tutto è visibile, ma non tutto è comprensibile. Guardando agli attuali conflitti bellici, il teatro operativo non è semplicemente “trasparente”: è inondato in tempo reale da un volume ingestibile di dati grezzi, video manipolati, deepfake e interpretazioni contrastanti. Questo aspetto è interessante per spostare l’attenzione dalla mera capacità di raccogliere dati per produrre OSINT, alla crisi epistemologica della verità. Il problema non è più reperire dati informativi, ma verificarli e filtrarli prima che la propaganda o il rumore informativo distorcano la realtà operativa.

L’OSINT, una disciplina dell’intelligence

Partiamo dalla considerazione fatta nella premessa per cui l’OSINT non è la semplice ricerca di dati e notizie disponibili pubblicamente sui media, bensì il risultato della loro correlazione e interpretazione per ipotizzare un quadro evolutivo riferito a una situazione incerta.

Se consideriamo dati presi a sé stanti, non classificati e di dominio pubblico questi non sono intelligence. Lo diventano quando elaborati attraverso il “ciclo intelligence” assumono contenuti che, se di dominio pubblico o, peggio, nelle disponibilità di un avversario, compromettono i piani e la sicurezza di un’organizzazione. Se questo assunto è valido per tutte le discipline di questa materia, lo è a maggior ragione per le informazioni ricavate da dati liberamente disponibili sul mercato; non si deve cadere nella trappola della falsa percezione che la somma di notizie pubblicamente disponibili debba generare un prodotto altrettanto disponibile per tutti. Nell’attività ordinaria dei servizi segreti vi è una forte sensibilità verso la selezione e l’integrazione dei dati disponibili al pubblico.

Non a caso furono le agenzie dell’intelligence britannica e americana a codificare fin dalla Seconda guerra mondiale l’importanza delle fonti aperte per analizzare trend militari e geopolitici di medio-lungo termine o cambiamenti politici e sociali nelle potenze dell’Asse. Un corretto occultamento delle informazioni attraverso l’attribuzione di un adeguato livello di classifica, pertanto, è sempre necessario, ma non si tratta più solo di possedere e custodire il “segreto”: bisogna saper interpretare il dato pubblico, individuando quale sia, in mezzo ai tanti, quello significativo per le proprie esigenze e saperlo fare in anticipo sugli avversari.

Quando parliamo di intelligence il pensiero, quindi, si volge con immediatezza ad apparati statali, civili o militari, deputati ad operare in questo ambito in virtù di un mandato istituzionale. È vero altresì che anche le organizzazioni che operano nel settore privato sovente necessitano di intelligence per lo svolgimento efficace delle proprie attività e la tutela dei propri programmi. In questo caso, tradizionalmente, gli enti beneficiano delle informazioni classificate rilasciate dalle agenzie governative e gestiti, ad esempio, attraverso il 1° Nucleo Sicurezza Industriale dell’Arma dei Carabinieri (NSIC), oppure si avvalgono dei servizi offerti da agenzie investigative private. Oggi, accanto alle suddette agenzie private, sono fiorite numerose “società di servizi” che svolgono attività OSINT a scopo di lucro o organizzazioni che operano nel settore a titolo gratuito per ragioni ideologiche.

La pervasività capillare di queste realtà e la capacità di produrre un’intelligence qualitativamente elevata di alcune di esse, paradossalmente possono rappresentare un rischio per gli Stati e per i loro apparati. In altre parole, storicamente, la raccolta di dati con elevato valore strategico (immagini satellitari, tracciamento delle navi, intercettazioni) era una prerogativa esclusiva delle nazioni e delle loro agenzie di sicurezza. Oggi, grazie all’OSINT commerciale, questa capacità è accessibile a chiunque possa pagare un abbonamento o navigare sul web.

L’OSINT commerciale e la “democratizzazione dell’intelligence”

Lo sviluppo dell’OSINT commerciale (o civile) ha trasformato i conflitti contemporanei ingenerando un fenomeno che potremmo banalmente definire “democratizzazione dell’intelligence”, rendendo fruibile l’accesso a dati di natura geopolitica o di carattere militare a normali cittadini, accademici, giornalisti e altre figure di studiosi e dando loro la sensazione di potersi trasformare a tutti gli effetti in analisti d’intelligence. Aziende private (come Maxar, Planet Labs o Capella Space) gestiscono costellazioni di satelliti commerciali capaci di scattare foto ad altissima risoluzione o utilizzare il radar ad apertura sintetica (SAR) per vedere attraverso le nuvole e di notte. Organizzazioni non governative, agenzie di giornalismo investigativo (come Bellingcat), think tank e persino cittadini comuni possono acquistare o accedere a dati che un tempo sarebbero stati classificati. A loro volta, con i loro prodotti, forniscono la base per l’elaborazione di ulteriore intelligence, tant’è che gli stessi apparati statali spesso effettuano ricerche sui loro siti.

E qui sorge il primo, grande, problema. Non si sottolinea mai a sufficienza che l’intelligence non è la mera raccolta di dati e che la loro interpretazione è sempre facilmente “viziata” dai propri bias cognitivi, dai pregiudizi, da ipotesi pre-costruite e non verificate. Le valutazioni non devono essere esternazioni del proprio punto di vista in merito ad una particolare circostanza descritta. Stiamo parlando di una materia che deve fondarsi sul rigore scientifico di procedure rigorose che devono essere conosciute e padroneggiate. Ecco perché parliamo di “ciclo intelligence” e, segnatamente per il tema trattato, di “ciclo OSINT”.

Vediamo, allora, in che cosa consiste il “ciclo OSINT”, incentrato su un adattamento del tradizionale “ciclo intelligence”. Ricordiamo che il “ciclo intelligence” si sviluppa in quattro fasi: Direzione, Raccolta, Elaborazione, Diffusione. La produzione di intelligence attraverso la raccolta e l’elaborazione di dati estrapolati da fonti aperte, dunque, avviene attraverso un ciclo specifico, sempre in quattro fasi:

• Individuazione delle fonti (Discovery): conoscere chi è in possesso di determinati dati di interesse verificando l’attendibilità della fonte stessa;

• Selezione (Discrimination): distinguere le fonti e i dati attuali da quelli superati, ciò che è rilevante da ciò che è ininfluente, le fonti economicamente accessibili da quelle proibitive;

• Distillazione (Distillation): estrarre le informazioni essenziali in modo conciso e renderle fruibili;

• Trasmissione a chi ne ha titolo e necessità (Dissemination): il ciclo si conclude, ovviamente, con la fase della “disseminazione e archiviazione”, notificando ai decision makers dal livello strategico a quello tattico le risposte alle loro esigenze.

Abbiamo sottolineato, quindi, quale sia l’importanza dell’approccio attraverso il rigore procedurale per poter definire l’intelligence una scienza a tutti gli effetti. E per essere tale, il punto di partenza è il metodo: dalla falsificabilità delle teorie elaborate, all’ermeneutica, attraverso procedure quali la deduzione, l’induzione e l’abduzione. L’analista deve combinare dati e notizie e trasformare i risultati in ipotesi verificabili, senza confondere la probabilità con la certezza.

È proprio questa rigorosa disciplina dell’interpretazione a distinguere l’intelligence da opinioni, sospetti e valutazioni non fondate sui fatti. Se non si ragiona tenendo ben presenti questi criteri non si è dei professionisti dell’intelligence, ma degli “apprendisti stregoni” e nel mondo dei media e della divulgazione in generale ce ne sono tanti. La “democratizzazione dell’intelligence” ha generato una pletora di “analisti” che, a ben guardare, sono solo degli opinionisti. Non tutti, a onor del vero, ma molti.

L’impatto dell’OSINT sulla produzione intelligence

Vogliamo adesso soffermarci sul delicato equilibrio tra il contributo in termini positivi determinato dall’attività di queste organizzazioni e le profonde implicazioni etiche, di sicurezza e di potere che esse comportano.

Organizzazioni come Bellingcat, GeoConfirmed o singoli network di attivisti su piattaforme come X e Telegram esercitano oggi un potere senza precedenti. In primo luogo, abbiamo visto che con il fenomeno della “democratizzazione dell’intelligence” ha interrotto il monopolio statale della gestione informativa, impostando una dialettica che vorrebbe stabilire un clima di indipendenza e imparzialità.

Di fatto la possibilità di svolgere dei controlli (fact-checking) in tempo reale contribuisce a smascherare la propaganda e la disinformazione dei governi quasi istantaneamente attraverso la geolocalizzazione e la cronolocalizzazione dei contenuti multimediali.

L’OSINT, dunque, si propone come efficace antidoto contro le più smaccate operazioni di propaganda e, tuttavia, come ogni disciplina, non è esente dal rischio di contaminazioni e inquinamenti. Finte prove video e fotografiche generate con l’intelligenza artificiale, dichiarazioni ad arte di testimoni mendaci, errate interpretazioni delle prove o attribuzioni errate di geolocalizzazioni e datazioni temporali delle immagini possono contribuire a danneggiare l’output di ogni processo.

Per chi deve processare dati open sources, l’attività sempre prevedere la scelta di un molteplice numero di canali di informazione e la verifica attraverso l’incrocio delle fonti. La verifica delle fonti è diventata il pilastro della difesa democratica, ma oggi mostra forti limiti strutturali. Il problema principale è rappresentato dal tradizionale dilemma della velocità a scapito dell’accuratezza delle informazioni divulgate: il debunking (la smentita) richiede tempo, analisi e competenze. Le fake news, invece, viaggiano alla velocità di un clic e fanno leva sulle emozioni. Quando arriva la smentita, l’impatto emotivo della notizia falsa si è già consolidato. Ma non solo, spesso gli stessi debunkers vengono accusati di essere “di parte” da chi è immerso in una determinata bolla informativa, trasformando la verifica in un ulteriore motivo di scontro politico e ideologico.

In un clima in cui il pensiero di Shopenhauer – secondo cui il mondo fenomenico non è la realtà assoluta, ma ciò che appare alla mente attraverso le nostre strutture cognitive – sembra permeare la realtà in ogni sua manifestazione, viviamo nella dimensione della post-verità, quella condizione in cui i fatti oggettivi sono meno influenti, nel formare l’opinione pubblica, rispetto agli appelli alle emozioni e alle convinzioni personali. E la post-verità si alimenta attraverso la creazione delle “tribù online” che si aggregano nelle eco-chambers. Parliamo di situazioni in cui le informazioni, le idee o le convinzioni vengono continuamente amplificate e rinforzate dalla ripetizione all’interno di un sistema chiuso e omogeneo, come i social media. Nell’agone digitale, l’importante non è se una notizia sia vera, ma se sia funzionale alla narrazione della propria tribù contro gli avversari.

Nella tabella di seguito riportata, sono schematicamente confrontate le caratteristiche dell’OSINT civile con quelle degli apparati di sicurezza statali.

Confronto: Intelligence Civile vs. Intelligence Statale

CaratteristicaOrganizzazioni OSINT CiviliAgenzie di Intelligence Statali
TrasparenzaElevata: le metodologie e le fonti sono pubbliche e verificabili da chiunque.Bassa: le procedure, le fonti e i risultati sono coperti da classifica.
VelocitàImmediata: scalabilità globale grazie al crowdsourcing h24.Moderata: rallentata da processi burocratici e iter di approvazione.
ResponsabilitàNulla/Volontaria: nessuna supervisione legale o governativa.Rigida: soggetta a leggi nazionali e comitati di controllo.
ObiettivoInformazione/Giustizia: divulgazione pubblica e accountability.Sicurezza Nazionale: protezione dello Stato e vantaggio strategico.

Oggi un grosso contributo alla semplificazione della raccolta e, in misura minore, all’elaborazione dei dati, è offerto dall’intelligenza artificiale (IA), che consente di setacciare in tempi rapidissimi le notizie verosimilmente utili tra i milioni di quelle disponibili. Gli algoritmi possono aiutare, ma l’analisi per pervenire alle informazioni da sottoporre ai decisori, con le relative valutazioni aventi un valore predittivo, sono ancora ad appannaggio degli esseri umani. Lo stesso vale per la verifica OSINT, che dunque presenta ancora margini di errore e di indeterminatezza. L’idea è che una maggiore automatizzazione potrà incidere significativamente su questo aspetto.

Il fatto che gli apparati di sicurezza statali “attingano” ampiamente a siti di OSINT evidenzia l’ampiezza di un fenomeno in cui affidabilità e competenza, laddove emergano come tali, appaiono premianti nell’anticipare quadri interpretativi e scenari. Sempre l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa, tuttavia, ha fatto sì che la post-verità abbia raggiunto livelli inediti. Audio clonati, video deepfake e testi generati in serie rendono la produzione di disinformazione su scala industriale, a basso costo e quasi indistinguibile dalla realtà.

Per sopravvivere e comprendere il teatro operativo digitale, il principale spazio in cui si combatte la guerra dell’informazione (infowar), non basta più invocare la trasparenza. È necessario passare a una strategia di ecologia dell’informazione che si basi, in primis, sulla tracciabilità dei dati, di cui è necessario individuare l’origine. Nondimeno, bisogna educare i cittadini non solo a trovare le notizie, ma a riconoscere i bias cognitivi e i meccanismi di manipolazione emotiva. Infine, si deve riconoscere che lo spazio digitale è a tutti gli effetti un territorio di scontro bellico (ibrido), dove l’attenzione degli utenti è la risorsa da conquistare.

L’autore

Nicola Cristadoro

Il Genereale di Brigata (aus.) Nicola Cristadoro è un Ufficiale dei Bersaglieri. Ha frequentato il 166° Corso dell’Accademia Militare di Modena ed è laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano, Scienze Strategiche presso l’Università degli Studi di Torino ed in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università degli Studi di Trieste. Per molti anni ha lavorato nel settore dell’Intelligence e Sicurezza, approfondendo studi in materia di terrorismo e, in ambito più strettamente militare, focalizzando il proprio lavoro sulla dottrina e sull’organizzazione delle Forze Armate Russe. È esperto, inoltre, in materia di Information Operations e PsyOps. 

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