Nella politica estera saudita guidata dal Principe Ereditario Mohammed bin Salman, il tratto dominante è la diversificazione dei partenariati. Riyadh cerca maggiore autonomia strategica e usa la leva economica come strumento per proiettare la propria influenza.
In questa logica il Regno guarda a est, e in particolare all’Afghanistan. Il Paese interessa all’Arabia Saudita meno per ragioni ideologiche o religiose che come ambiente strategico, ricco di opportunità economiche, infrastrutturali, di sicurezza e soprattutto energetiche. Kabul entra così nella rete di partenariati del Regno.
L’ex Repubblica Islamica dell’Afghanistan si trova all’incrocio tra Asia Centrale, Asia Meridionale e spazio indo-mediorientale, dove convergono gli interessi di sauditi, iraniani, turchi, qatarioti, cinesi e centroasiatici, tutti attenti alla stabilità regionale e alla connettività commerciale. Quello che accade nel Paese può quindi incidere sulla sicurezza delle rotte commerciali, energetiche e infrastrutturali che lo attraversano, e ne conferma il potenziale come hub commerciale asiatico.
A questo si aggiunge la ricchezza mineraria. Già nel 2010 l’Afghanistan veniva definito “l’Arabia Saudita del litio”, e le stime più recenti sui depositi di rame, ferro, litio e terre rare, tra i 1.000 e i 3.000 miliardi di dollari secondo lo US Geological Survey (USGS), hanno fatto crescere negli ultimi anni l’attenzione internazionale. Sfruttare davvero queste risorse resta però difficile: pesano le carenze infrastrutturali, i problemi di sicurezza e di governance, la scarsità di capitali e il ritardo tecnologico.
Sul territorio controllato dai talebani passa anche il progetto TAPI, un gasdotto trans-afghano di circa 1.814 chilometri pensato per portare fino a 33 miliardi di metri cubi di gas naturale l’anno dal giacimento turkmeno di Galkynysh fino all’India, attraverso Afghanistan e Pakistan. È in un’ottica di engagement pragmatico che Kabul diventa sempre più rilevante per Riad, come possibile hub energetico in linea con la Saudi Vision 2030.
Il Regno vuole infatti allargare la propria profondità geoeconomica oltre il tradizionale spazio mediorientale, diversificare l’economia nazionale e trovare nuove opportunità di investimento che spingano la presenza saudita verso l’Asia Centrale e Meridionale. In questo disegno l’Afghanistan potrebbe avere un ruolo importante nello sviluppo di infrastrutture logistiche e collegamenti energetici.
Un passo concreto in questa direzione è arrivato nel settembre 2026, con la firma di un contratto storico tra la saudita Delta Energy International e il Ministero delle Miniere e del Petrolio afghano. L’accordo prevede un investimento iniziale di 200 milioni di dollari per esplorare ed estrarre gas naturale in 7 blocchi dell’area di Kushk, nel bacino di Kushk-Tirpul, che si estende per circa 22.000 chilometri quadrati tra le province di Herat e Badghis. Il contratto dura 25 anni, otto dei quali dedicati all’esplorazione. Parallelamente si sta studiando un gasdotto di circa 700 chilometri (435 miglia), chiamato CentGas – Corridor of Prosperity, che collegherebbe il distretto di Guzara a quello di Spin Boldak, con un investimento previsto di circa 10 miliardi di dollari in dieci anni. L’iniziativa si inserisce nel più ampio interesse saudita per il TAPI (Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India), sul quale Delta Energy International ha manifestato interesse già dal gennaio 2026, guardando in particolare all’acquisto di gas, all’aumento della capacità dei giacimenti turkmeni e alla costruzione di un hub del gas a Gwadar, in Pakistan.
Restano però ostacoli strutturali che frenano la trasformazione dell’Afghanistan in un vero hub regionale: l’instabilità politica, i limiti del sistema finanziario, le difficoltà logistiche e la mancanza di garanzie internazionali adeguate.
In questo quadro la competizione regionale pesa parecchio. Un maggiore coinvolgimento in Afghanistan permetterebbe a Riyadh di non restare tagliata fuori mentre si consolida l’influenza di Cina, Iran, Turchia e Qatar in un’area destinata a contare sempre di più nelle dinamiche eurasiatiche. Non si tratta necessariamente di contenerli direttamente, quanto di costruire una presenza competitiva e flessibile, che lasci aperte le opzioni strategiche nel medio-lungo periodo.
Ne può derivare un cambio di ruolo per l’Afghanistan nella politica estera saudita. Da periferia associata soprattutto all’instabilità regionale, il Paese potrebbe diventare a poco a poco un asset geopolitico potenziale. Molto dipenderà dalla capacità del regime talebano di garantire condizioni minime di sicurezza, dal procedere dell’integrazione economica regionale e dalla disponibilità di attori esterni a sostenere investimenti ad alto rischio. Più che trasformare politicamente l’Afghanistan, Riad sembra puntare a gestire con pragmatismo le opportunità e i rischi legati alla sua posizione geografica.
La direttrice saudita verso Kabul va quindi letta come parte di una riconfigurazione più ampia della proiezione del Regno: dalla centralità della diplomazia religiosa a una combinazione di capitali, investimenti, connettività e influenza strategica. L’Afghanistan non è ancora un pilastro della strategia saudita verso l’Asia, ma un possibile nodo attraverso cui Riyadh può restare presente in un contesto in cui la competizione per infrastrutture, risorse critiche e corridoi di connettività è destinata a crescere.
Conclusioni
Un eventuale consolidamento della presenza saudita in Afghanistan rientra nella trasformazione più ampia della postura internazionale del Regno, sempre più orientata all’autonomia strategica e a una politica estera multi-vettore, in cui la flessibilità dei partenariati conta più dell’allineamento rigido. In questo senso l’Afghanistan è un banco di prova: dirà se Riad sa combinare proiezione economica, gestione del rischio e competizione per l’influenza in un ambiente segnato da forte fragilità istituzionale e dalla presenza di molti attori regionali ed extra-regionali.
La sostenibilità di questo approccio dipende però da condizioni che Riad non può determinare da sola. Contano soprattutto la capacità delle autorità de facto di Kabul di garantire un minimo di stabilità interna, la prevedibilità del quadro normativo e operativo per gli investitori stranieri, la sicurezza di infrastrutture e corridoi logistici e la capacità di contenere la presenza e l’attività delle organizzazioni jihadiste transnazionali. Senza queste condizioni il rischio politico e operativo degli investimenti sauditi crescerebbe sensibilmente, e l’interesse geoeconomico faticherebbe a tradursi in una presenza strutturale.
Il rapporto tra Riad e Kabul andrebbe dunque valutato non come alleanza, ma come relazione transazionale e funzionale, in cui investimenti e cooperazione economica servono ad accedere al Paese e a esercitare influenza. Se l’Arabia Saudita riuscisse a costruire una presenza economica selettiva, tenendosi abbastanza lontana dalle conflittualità interne, il rapporto con Kabul potrebbe dare maggiore profondità strategica alla proiezione saudita verso l’Asia Centrale e Meridionale.
L’elemento più interessante è allora la possibilità che l’Afghanistan venga integrato, almeno in parte, nelle dinamiche di connettività tra Golfo, Asia Centrale e subcontinente indiano. In uno scenario di relativa stabilizzazione potrebbe fare da nodo intermedio nelle reti eurasiatiche di transito, approvvigionamento e interconnessione, accrescendo il valore strategico della presenza saudita. Tutto dipende però da come evolverà il quadro di sicurezza e dalla capacità delle autorità afghane di trasformare il potenziale geografico del Paese in una reale capacità infrastrutturale e commerciale.
Fonti
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USGS Fact Sheet 2007-3063, Preliminary Assessment of Non-Fuel Mineral Resources of Afghanistan, 2007
Asian Development Bank, 52167-001: TAPI Gas Pipeline Project (Phase 1) https://www.adb.org/projects/52167-001/main?order=field_date_content&sort=asc
Afghan, Turkmen officials discuss key economic, infrastructure projects https://pajhwok.com/2026/02/01/afghan-turkmen-officials-discuss-key-economic-infrastructure-projects/
Saudi Arabia and Qatar are cooperating with the Taliban. But their approaches to Afghanistan are different.
https://thediplomat.com/2025/10/saudi-investors-are-eyeing-afghanistans-resources/
Bibliografia
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TAPI Pipeline in Afghanistan: Reconfiguring Energy Geopolitics in the Shadow of Security Developments – Daniyal Rezapoor (Assistant Professor of International Relations, University of Guilan, Guilan, Iran); Chinese Journal of International Review 2026 08:02
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